Marghy's profileMarghy - Here I amPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    ....

    IL TERREMOTO/MAPPA DI UNA TRAGEDIA
    La Terra impazzita
    e quell’urlo: «Altre bare»
    Le regole e i sistemi che bisogna adottare e i giuramenti mai mantenuti

    «Bare. Mandate altre bare». «Ancora?». «Ancora». Alle quattro del pomeriggio, tra i ciliegi e i meli in fiore di Onna, l’antica Villa Unda nota al papa Clemente III, è già chiaro che non bastano, tutte quelle casse di legno chiaro fatte arrivare a più riprese fin dalla mattina e allineate da una parte, sotto il tronco di una robinia. Un poliziotto stende sull’ultimo poveretto estratto dalle macerie, infagottato tra coperte e lenzuola, un pezzo di nastro adesivo da pittori. Ci scrive un nome col pennarello.

    Non c’è un passero che voli, nel cielo azzurro di Onna. Non una rondine che sfrecci. Non una cinciallegra che canti. Solo il silenzio. Un silenzio gonfio di disperazione. Rotto solo dal pianto di qualche parente e dal rumore dei caterpillar che affondano le pale tra le rovine tirando su enormi cucchiaiate di quotidianità annientata. Frigoriferi sepolti sotto tonnellate di pietra con una confezione di uova rimaste miracolosamente intatte che si rompono rotolando via nella polvere. Stufe a gas. Credenze dai vetri scoppiati coi bicchierini del vermouth della domenica rovesciati tutti da una parte. Spalliere di ottone che emergono tra i travi e i mattoni luccicando gialle sotto il sole.

    Silvio Berlusconi, che si è precipitato nel cuore di questo Abruzzo ferito annullando il viaggio in Russia dove era in programma una missione a fianco degli imprenditori, ha un maglioncino nero, la faccia nera e assicura che «nessuno verrà lasciato solo» ma la situazione è davvero pesantissima: «Per quanto riguarda il centro storico di L'Aquila c'è inagibilità assoluta: tutti gli edifici pubblici sono inagibili». Invita «gli abitanti a non restare nelle case lesionate: se si ha la possibilità di portare famiglia e bambini da amici e parenti, è meglio dislocarsi altrove». Ammette che no, «non c'è nessuna possibilità di effettuare previsioni: non c'è nessuno che può dire che non ci saranno scosse nelle prossime ore o nei prossimi giorni».

    Gli aquilani del centro storico e delle frazioni vicine si accoccolano spossati sui sedili delle auto parcheggiate il più lontano possibile dalle case e sospirano come don Mauro, il parroco della contrada di Sant’Elia dove il campanile si è piegato tutto da una parte e minaccia di cadere sulla canonica e la chiesa dedicata a San Lorenzo pare colpita da una granata che abbia buttato giù l’intera facciata a destra del portone e sventrato l’interno risparmiando solo la statua del santo, bianca come un fornaio. «Si dovrà capire, poi, questa storia dell’esperto. Si dovrà capire perché non gli hanno dato retta». Ecco il dubbio che ronza nella testa di tutti: perché non è stato ascoltato Giampaolo Giuliani, il ricercatore che nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme avvertendo che sarebbe arrivato uno scossone devastante? «L’avevano perfino denunciato», borbotta don Mauro, sistemandosi il colletto bianco rigido slacciato, «Perfino denunciato. E invece aveva ragione lui».

    Un vigile del fuoco sfatto di fatica tiene al guinzaglio un cane che tira di qua e di là annusando la morte. L’uomo si toglie la mascherina, risponde al cellulare, cerca di mettere insieme l’ennesimo bilancio. Cento morti, forse. Forse di più. Forse centocinquanta. Più di centocinquanta. A L’Aquila, dove si è accasciata la Prefettura e si è piegata tutta da una parte la Casa dello studente e si è schiantato su se stesso un condominio che svettava su un sereno giardino di pini il cui profumo si fa largo con un soffio, appena c’è un refolo di vento, tra la polvere sollevata dalle ruspe. A Paganica, la patria di Sallustio ai piedi del massiccio del Gran Sasso dove passava la via romana Claudia e dove è crollato il monastero di San Chiara ed è stata devastata la Chiesa grande.

    A San Pio delle Camere, che sta adagiato ai piedi del monte Gentile e prima di finire sui giornali il giorno in cui il suo paesano Franco Marini diventò presidente del Senato, era famoso per lo zafferano, che è così delicato ed esposto ai capricci del tempo che «un anno t’arricca e uno ti spianta». La vecchia signora Rita viveva in via Massale, ai bordi di Onna. Una casetta come tante, a due piani. Prima di andare a letto, aveva accomodato ordinatamente la camicetta e la gonna su una sedia posata contro il muro della camera. La casa è venuta giù ma la sedia è rimasta lì. Al suo posto. Salda su un orlo del pavimento rimasto miracolosamente aggrappato alla parete azzurra. Dove spiccano un crocefisso e il quadretto di una madonnina. La ruspa scava sotto gli occhi dei figli, che assistono inebetiti. A un certo punto un pompiere fa un gesto. La ruspa si ferma.

    Un vigile si china e tira su una coperta. Poi una trapuntina. Poi un lenzuolo. Ci siamo, forse. «Indietro! Per favore, indietro », chiede un poliziotto. «È lei?» «È lei». Il parco giochi della scuola materna, coi suoi castelletti e gli scivoli e i tavolini e i recinti gialli e rossi e verdi e blu è rimasta l’unica cosa colorata della contrada. Tutto il resto, nella devastazione che ha annientato in pochi istanti due terzi del paese sfregiando l’ultimo terzo con crepe e finestre accecate e cornicioni precipitati al suolo, ha assunto un uniforme colore grigiastro. Il vecchio Giuseppe, il viso segnato dal sangue di una ferita alla fronte che non è ancora riuscito a lavare via, mostra la distruzione della cascina e del cortile e delle tettoie dove teneva le macchine agricole: «Io e mia moglie ci siamo salvati per un pelo. Fortuna. Vuol sapere la cosa più assurda? Si è sentito uno schianto e ci tremava la terra sotto i piedi e venivano giù le pareti e io mi sono trovato a imprecare: “Le scarpe! Dove ho messo le scarpe?”».

    Suor Lucia, che con le consorelle si è sistemata su alcune seggiole davanti a ciò che resta del «Pontificio Istituto Maestre Pie Filippini», si lagna per la gamba. Si è buttata sulle ginocchia una coperta ma dice che non è servita a molto. Dolori. Dolori forti. «Siamo qui da stanotte. Ormai sta scendendo la sera e non abbiamo idea di cosa fare». Dalla vicina Casa dello studente, quando già comincia a calare la luce, salgono urla di gioia. Hanno trovato i ragazzi che erano sotto. Vivi. Si rivelerà un’illusione, ma per un po’ sembra un miracolo. Suor Lucia pensa che è merito anche delle preghiere di santa Lucia Filippini, che è riuscita a rimanere dritta sulla sua colonnina mentre tutto intorno crollava e si è guadagnata un posto accanto al buon Dio grazie al fatto che, come dicevano i santini di un tempo, «scansava le amicizie delle compagne cattive che avvelenano coi loro vizi le anime innocenti e si guardava dalla vanità ».

    Quel che è sicuro, a girare per le strade del capoluogo e dei borghi dei dintorni e a vedere come sono andati giù anche certi edifici costruiti dieci o venti anni fa, è che un Paese come il nostro non può affidarsi a santa Lucia o a sant’Emidio, protettore dai terremoti. Sull’elenco telefonico di Los Angeles appena aperto, come ricordò un giorno Giorgio Dell’Arti, c’è una frase: «Ci saranno sempre terremoti in California». A seguire, tutte le istruzioni su come comportarsi: tenere a portata di mano torce e radio con batterie, una valigetta con il materiale minimo di pronto soccorso, dieci litri d’acqua… Certo, tutto ciò non basta quando la terra, per usare la frase sentita ieri ad Onna in bocca a una ragazzina che trema come una foglia al ricordo, «comincia a sbattere come la coda di un drago impazzito».

    Ma i morti sì, possono essere limitati. I danni sì, possono essere contenuti, quando le case sono costruite con i progetti giusti e gli accorgimenti giusti e i materiali giusti. E nessuno dovrebbe saperlo meglio di noi italiani. Che viviamo in una terra tra le più inquiete di un mondo in cui avvengono ogni anno un milione di terremoti piccolissimi e tra questi almeno un centinaio del quinto grado della scala Richter, cioè uno ogni tre-quattro giorni e ogni tanto ne arriva uno che sconquassa tutto. E per giorni giurano tutti che basta, occorre cambiare le regole e bisogna adottare una volta per tutte i sistemi che aiutano a limitare i danni perché è stupido spendere i soldi come per decenni ha fatto lo Stato che secondo i dati del Servizio geologico nazionale è riuscito a spendere solo dal 1945 al 1990 per tamponare i danni di catastrofi naturali varie oltre 75 miliardi di euro e cioè quasi 140 milioni di euro al mese.

    Più quelli spesi dal 1990 in qua per il sisma nella Sicilia Orientale nel dicembre 1990 e per quello nell’Umbria e nelle Marche del settembre 1997 e per quello a San Giuliano di Puglia dell’ottobre 2002… Tutti lutti seguiti da una promessa solenne: mai più. E presto dimenticata sotto la spinta di nuovi condoni, nuove elasticità urbanistiche, nuove regole più generose… Mentre cala la notte, nei paesi sotto il Gran Sasso la terra, ogni tanto, dà un nuovo scossone. Piccolo. Leggero. Sinistro. Così, tanto per ricordare chi comanda.

    Gian Antonio Stella
    07 aprile 2009

    a Sophie

    Il tuo viso levato al sole
    cerca un ideale che pare incenso.
    Fumo dissolto nell'omertà pagana!

    Respiri foglie, vento, aria e mare.
    Respiri una lotta senza sangue
    dove l'umanità non è opinione
    e le parole sono libere d'incendiare.

    Tu, tu mi incendi. Incendi la mia decenza
    (almeno un pò tutti l'abbiamo)
    incendi la mia libertà, il mio libero orgoglio
    incendi il mio futuro
    e tutto questo con un pugno di parole.

    Non desti fuoco invano
    al tuo gelso rigoglioso.
    Tuo figlio fu salvato.



    Marghy


    Dedicata a Sophie Scholl, noto membro della Rosa Bianca, condannata a morte dal nazismo il 22 febbraio 1943 per aver diffuso volantini a favore della pace e della libertà di espressione.



    http://www.aworldtowin.net/images/images330/SophieScholl.jpg

    Turismo Sessuale

    FOCUS LO SFRUTTAMENTO DEI MINORI

    Turismo sessuale in crescita

    Nuova meta: Europa dell’Est
    Dieci milioni di bambini sfruttati, un giro d'affari di 250 miliardi. Dall'Italia 80 mila «turisti» all'anno

     
    Campagna contro il turismo sessualeNove milioni di bambine, un milione di ragazzini. Un giro d’affari da 250 miliardi. Ottantamila viaggiatori — giovani, colti, reddito medio — che ogni anno lasciano l’Italia (salda in testa alle classifiche dei predatori) a caccia di sesso proibito. Cifre così enormi da sembrare inventate. Invece sono i dati del nuovo rapporto che oggi Ecpat Italia presenterà alla Bit, la Borsa internazionale del turismo di Milano.

    L’occasione: lanciare una campagna e dare il via, con Astoi (Associazione tour operator italiani), al progetto internazionale Offenders Beware!. «Perché a un anno di distanza, qualcosa è cambiato: i cacciatori si sono fatti furbi. E colpiscono sempre più vicino, anche in Europa». Marco Scarpati, avvocato e docente universitario, si dedica da anni alla difesa dei diritti dei bambini. È il presidente di Ecpat Italia (www. ecpat.it), sezione nazionale di una rete diffusa in 70 Paesi. Scarpati era a Rio, in novembre, per il III Congresso mondiale sullo sfruttamento sessuale dei minori. «E lì si è visto come da parte di alcuni Stati ci sia più attenzione al fenomeno».

    Il trend globale, però, sembra ancora in crescita. Scarpati precisa: «Bisogna valutare il rapporto tra numeri "oscuri" e casi venuti allo scoperto. Questi ultimi sì, sono aumentati; portiamo avanti da anni indagini e attività di formazione...». È anche vero, però, che se la rete della giustizia stringe le maglie, i predatori sanno trovare mille scappatoie per scivolare, liberi, in mare aperto. Perché le strategie si affinano, anche nella scelta dei luoghi. Via dalle rotte tradizionali, verso mete in cui ci siano forze dell’ordine pronte a chiudere un occhio, genitori ignari, albergatori compiacenti. Soprattutto, povertà diffusa. E l’Europa, da area di provenienza, è diventata terreno di caccia.

    La Repubblica Ceca, per esempio, «è ormai nota per il numero spaventoso di materiale pedopornografico che arriva in Rete». Qui la mappa della vergogna segue una linea quasi retta, dal confine tedesco fino a Jachymov, passando per Cheb e Karlovy-Vary. Lungo le autostrade E48 ed E49, nelle stazioni di servizio e alle fermate dei bus, le donne esibiscono i propri figli, i protettori gettano sulla strada i ragazzini; «Ce lo segnalano perfino i camionisti...». I clienti: tedeschi e austriaci, italiani, qualche americano. Il prezzo: dai 5 ai 25 euro. «In Russia settentrionale, la situazione è la stessa». San Pietroburgo, Vyborg. Qui la prassi, con i bimbi di strada che vivono stordendosi di droghe, è sesso in cambio di dosi. «E poi, dietro l’angolo, c’è il Marocco: una meta storica, dove i problemi economici si sommano all’intolleranza verso l’omosessualità. Perfino su Facebook ci sono adolescenti marocchini con foto ammiccanti».

    E gli orchi ne approfittano. «Il turista sessuale ormai sa in quali Paesi la polizia fa più accertamenti, e applica un approccio ragionato. Evita gli hotel, magari prende casa; si ferma per mesi, "coltiva" le vittime e le famiglie, rientra in patria solo per il visto. Non più turista, ma "turnista" del sesso. In Thailandia ce ne sono tantissimi ». E chi si è stancato di Pattaya e dintorni, può sempre fare un salto a Bali o in Cambogia, in Vietnam o in Laos (dove Ecpat, a dicembre, ha creato il primo centro per vittime di sfruttamento sessuale); ma anche in Africa, o in America Latina. «Grazie ai sistemi di polizia europea, ora è possibile lavorare sui frequent flyers, cercando di capire perché all’improvviso alcune città diventino "popolari". E si scopre che hanno aperto un hotel condiscendente, un bordello...».

    Scarpati non fa nomi, «non vogliamo aiutare i sex tourists, che già sanno passarsi informazioni su canali difficili da intercettare. In alcuni casi, i poliziotti stessi si sono dovuti fingere pedofili». Ci sono altri numeri, nel rapporto Ecpat, che fanno orrore solo a pensarli. Sono le conseguenze più visibili e strazianti degli abusi commessi da adulti che sfogano sul corpo di chi non sa difendersi il loro desiderio di proibito. Trecentomila nuovi casi di Hiv all’anno. Quattro milioni e mezzo di bambini infettati da Papilloma virus, 500.000 da epatite C, in Paesi dove un attacco di diarrea è spesso fatale. Oltre 2 milioni di aborti. Un milione 640 mila tentativi di suicidio. Due milioni e mezzo di stupri (come se, in questa fiaba nera, ogni rapporto sessuale non fosse di per sé una violenza).

    Bisognerebbe saper moltiplicare per mille, centomila, un milione il viso dei propri figli, nipoti, fratelli, per comprendere la portata di queste cifre. In Italia, però, qualcosa si muove. «Molto, per la verità. Il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sta dedicando parecchia attenzione al tema; è stata a Rio con una task force di funzionari e poliziotti. E sta realizzando il piano d’azione su cui ci eravamo impegnati a Stoccolma, nel ’96…».

    C’è, però, un problema. Che va sotto il nome di disegno di legge sulle intercettazioni. Scarpati, avvocato, conosce a memoria gli atti dei processi ai sex tourists. «E non ricordo un’indagine dove il telefono non sia stato fondamentale. È impossibile aspettare di avere altri elementi per agire. Non stiamo parlando di un furto di mele, ma di bambini: ogni giorno in più è un giorno di morte». Per questo, le associazioni del settore hanno lanciato «un appello, che consegneremo all’inizio della prossima settimana. Chiunque voglia unirsi, contatti Ecpat. Non è un problema politico; vogliamo solo che sia concesso alla magistratura di mandare in galera i pedofili». Per non far crescere, ancora, le statistiche dell’orrore.

    Ga. Ja.

    http://magazine.voiaganto.it/img/Proposta%204.jpg

    Tagore



    Mi fermerò, senza dubbio stupito,
    se mai ci ritroveremo in una vita futura,
    nel cammino e alla luce d’un altro mondo lontano.

    Capirò che i tuoi occhi, simili alle stelle dell’alba,
    sono appartenuti a questo cielo notturno e dimenticato
    d’una vita passata.

    Si, comprenderò che la magia del tuo viso,
    è pronta ancora al balenare appassionato del mio sguardo,
    in un incontro immemorabile e che al mio amore
    tu devi un mistero di cui non conosci più l’origine. 


    Da "Petali sulle Ceneri

    Rabindranath Tagore

    Mistero?


    Il bruciore del cielo chiama onde

    provenienti da altri mondi
    che s'allargano e si dipanano liete
    sbattendo con forza contro un gong silenzioso.

    Mistero.
    Perchè è dalla terra che scintilla lieve
    dai mari, dai monti che respirano lenti
    è dai figli di Adamo ed Eva
    che è stato partorito un sogno.
    Mistero?

    Le campane non fermano i loro battacchi
    e voci silenziose s'allargano ad eco all'infinito.

    Molti credono sia nato un Dio.
    Io, m'inginocchio e contemplo un bambino.
    Fermando la mia mente.

    Marghy


    http://www.quadromed.com/images/context/sleeping_baby.jpg

    La musica dell'anima

    Grazie stellina mia!! Ti voglio un bene dell'anima!! Un abraço imenso irmanzita!!!!!

    La mia anima è il piano, le sue parole i miei tasti che si abbassano
    insieme componiamo la migliore delle sinfonie.

    La mia anima risponde alle sue parole
    come un compositore che scrive una rapsodia.

    Io ascolto la musica, mentre lei trasforma un tasto
    in un'orchestra, ed è ciò che io ammiro di più di noi.

    Due anime che condividono uno stesso piano,
    un'amicizia che hanno trovato e curato dolcemente.

    Cos'è un piano senza il suo pianista??
    E' come un'anima senza il suo sogno!

    Siede da sola nel buio,
    aspettando che qualcuno la illumini.

    Un sogno, un desiderio,
    aspettando qualcosa che la ispiri.

    La ispiri a suonare una canzone dall'anima,
    una musica di due cuori che non se ne andrà mai...


    http://farm1.static.flickr.com/190/493854410_7442c62fca.jpg?v=0

    Sbattuta al vento

    Scatenando acque dai cieli infossati
    la potenza delle gocce
    - angeli di vetro -
    tinge di cristallo brunito l'aria.

    Le dita degli alberi
    nere d'inverno
    covano il fuoco che brucia all'interno
    come stanche e fioche braci.

    E trema, sbattuta
    l'anima appesa al vento.


    Marghy



    http://gallery.photo.net/photo/5177433-lg.jpg






    Umanità


    Spruzzi d’inquetudini sotterrate
    rivolgono lo sguardo al delirio di foglie cadenti
    mentre la luce marmorea accompagna
    con una lieve carezza
    il mondo che piega le sue vesti.

    Ed io
    affondo le mani
    nell’oceano dei miei ricordi.

    Marghy


    http://media.movieweb.com/galleries/539/1825/hi/co7.jpg

    Quasi inverno

    Disegno di archi docili al vento
    piegati con grazia e maestria d'intenti
    la parola che più proteggono è memento
    E' questo il tempio di umani sentimenti

    Le colonne portanti vivono in modo lento
    Del loro respiro non hai presentimenti
    Il loro sussurro a malapena sento,
    E' lieve musica, voci, incantamenti
    .

    I rosoni trapassati da una forte luce
    arborei, colorati, brillanti e vivi
    sanno che l'inverno è già domani.

    Come antichi giorni non più lontani
    ove persino tu, tempo, posavi e dormivi
    sonno che agl'albori del mondo conduce.

    Marghy


    http://www.vistawallpapers.com/image.php?v=./data/media/10/Autumn_Forest_in_the_Sun.jpg

    Autunno?

    Rumori di piovosità sfiorano il limite
    scavandosi spazio nell'aria.

    Che segreto, autunno?

    Solo
    una foglia nel brillare del rivo.



    Marghy




    http://digital-photography-school.com/blog/wp-content/autumn-photography-1.jpg


    Notre dame de Paris

    Balla mia Esmeralda

    Quando il tempo sarà passato
    La terra scoprirà
    I nostri due scheletri abbracciati
    E il mondo lo saprà
    Che Quasimodo amò Esmeralda
    La raggiunse e la strinse a sé
    Oltre i baci da respirare
    Nella morte che dà la vita
    All'amore che mai non muore

    Il mio corpo l'ho abbandonato
    Mangiatelo, avvoltoi
    Che la morte ha già incatenato
    I nostri nomi e noi
    Così l'anima vola via
    Via da un misero mondo perso
    Questo amore sarà una scia
    Tra le luci dell'universo
    Tra le luci dell'universo

    Balla, mia Esmeralda
    Canta, mia Esmeralda
    Balla ancora, amore mio
    Mi sento solo da morire

    Balla, mia Esmeralda
    Canta, mia Esmeralda
    Con te sto morendo anch'io
    Perché ti voglio da morire

    Balla, mia Esmeralda
    Canta, mia Esmeralda
    Questa vita se ne va
    L'amore vive e fa morire

    Balla, mia Esmeralda
    Canta, mia Esmeralda
    Al di là dell'al di là
    L'amore non saprà
    Morire

    Balla, mia Esmeralda
    Canta, mia Esmeralda
    Con te io vivrò, con te
    Perché con te non è
    Morire


    http://farm1.static.flickr.com/3/5778733_b3d85463c7.jpg

    Sangue

    Ricordi abbacinanti che sanno di chiaroveggenza
    Respiri fragili e fecondi di consapevolezza
    Vene calde,
    tra il sangue che sbatte con violenza
    contro gli argini di un anfratto che vive

    vive
    e respira
    godendo della propria potenza


    Лучшие прессфото 2007 года (99 фото)

    La porta è socchiusa

    La porta è socchiusa   (Da Sera)

    La porta è socchiusa,
    dolce respiro dei tigli...
    Sul tavolo, dimenticati,
    un frustino ed un guanto.

    Giallo cerchio del lume...
    Tendo l’orecchio ai fruscii.
    Perché sei andato via?
    Non comprendo...

    Luminoso e lieto
    domani sarà il mattino.
    Questa vita è stupenda,
    sii dunque saggio, cuore.

    Tu sei prostrato, batti
    più sordo, più a rilento...
    Sai, ho letto
    che le anime sono immortali.

    Aria

    Respiro anima che non è certezza
    respiro il chiarore del tramonto
    il suo disintegrarsi
    piano, più piano ancora
    tra le dita del buio

    respiro il condensarsi di un pensiero che vaga
    respiro le foglie, che
    a cascate
    abbandonano gli alberi
    affacciandosi al di là del mondo presente

    respiro il mutare della marea
    nella tua mente
    come respiro il vento freddo
    s'infila sotto la pelle,
    si nasconde tra gli anfratti del mio corpo
    e cambia, cambia qualcosa

    respiro
    e respiro
    in attesa del mio mattino.


    Marghy



    http://www.bbc.co.uk/cambridgeshire/content/images/2007/10/22/autumn_sunset_372x300.jpg

    Sonnet 116

    Sonnet 116

    Let me not to the marriage of true minds
    Admit impediments, love is not love
    Which alters when it alteration finds,
    Or bends with the remover to remove.
    O no, it is an ever-fixed mark
    That looks on tempests and is never shaken;
    It is the star to every wand'ring bark,
    Whose worth's unknown, although his height be taken.
    Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks
    Within his bending sickle's compass come,
    Love alters not with his brief hours and weeks,
    But bears it out even to the edge of doom:
    If this be error and upon me proved,
    I never writ, nor no man ever loved.





    Ch’io non ponga impedimento alcuno
    alle nozze di due animi sinceri; amore non è amore
    che muta quando mutamento incontra
    o ad arretrare è pronto con chi arretra.
    Oh no! È un punto fermo, un faro
    che veglia sulle tempeste e mai ne è scosso;
    è la stella d’ogni barca errante
    il cui influsso è oscuro, pur se il valore è noto.
    Amore non è del tempo lo zimbello, pur se rosee le labbra e le gote
    alla curva della falce giungeranno;
    Amore non muta con le ore e i giorni brevi,
    ma sempre vive sino all’orlo del giudizio.
    Se questo è errato, e ciò mi sia provato
    io non ho mai scritto, e mai nessuno amato.

    Shakespeare


    http://www.e-wallpapers.info/wp-content/uploads/2007/01/heart_by_2fatass.jpg

    Albatros


    Qualcosa
    nell'aria

    nell'infrangersi di presentimenti
    un scintillare quieto
    cattura tra le mani un sussurro

    di bisbigliare un respiro concreto

    Senti, lo senti qualcosa
    nell'aria?

    Cauto
    potente

    ancorandomi alla stella del mattino
    mi lancio nel vuoto.

    Albatros


    Marghy


    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4f/Albatros_Alaska_1977_NOAA_anim0409.jpg/800px-Albatros_Alaska_1977_NOAA_anim0409.jpg

    Infine


    Affascinanti spazi piani
    travalicano memoria e presente
    proiettando la vista all'orizzonte.

    Mi alzo in punta di piedi
    per affogare il mio sguardo
    oltre

    e lì
    nel ventre dell'indecifrabile,
    mi abbandono
    infine.

    Marghy

    http://www.lightscapephoto.com/images/infinite%20wake%20npn.jpg

    Ispirazione


    Al di là di qualsiasi aspettativa

    Al di là
    dei sogni

    Al di là di mani immerse in
    un mondo
    incarnante eternità umana

    Al di là
    dei respiri
    che dettano il tempo interiore

    Oltre, al di là di
    pagine
    vuote

    Nell'oltre
    in silenzio
    vigila un suono.

     E attende.
     


    http://byfiles.storage.live.com/y1px2IpoEiK7-z-3C7t9g6A-0y2THawL0b9t6Md6-_tVK6cIXWILBGdOmrt7h9Tdwf0

    Forse


    A fatica trascinandosi per
    la rupe
    in cerca del tramonto più bello mai visto
    in cerca dell'illusione di una risposta

    controindicazioni all'umanità

    in una notte pallida color oro
    smuovo le mani tra le stelle
    disegnando la mia sinfonia preferita

    è vortici ed esplosioni
    è luce, e tenebra ed altitudini
    è silenzio d'attesa impaziente
    è brivido di spazi immensi

    forse
    in fondo
    vivere non è poi così male


    Marghy


    http://imagecache2.allposters.com/images/pic/AGF/3683~Ballet-Shoes-On-Piano-Posters.jpg