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.... IL TERREMOTO/MAPPA DI UNA TRAGEDIA La Terra impazzita e quell’urlo: «Altre bare» Le regole e i sistemi che bisogna adottare e i giuramenti mai mantenuti «Bare. Mandate altre bare». «Ancora?». «Ancora». Alle quattro del pomeriggio, tra i ciliegi e i meli in fiore di Onna, l’antica Villa Unda nota al papa Clemente III, è già chiaro che non bastano, tutte quelle casse di legno chiaro fatte arrivare a più riprese fin dalla mattina e allineate da una parte, sotto il tronco di una robinia. Un poliziotto stende sull’ultimo poveretto estratto dalle macerie, infagottato tra coperte e lenzuola, un pezzo di nastro adesivo da pittori. Ci scrive un nome col pennarello. Non c’è un passero che voli, nel cielo azzurro di Onna. Non una rondine che sfrecci. Non una cinciallegra che canti. Solo il silenzio. Un silenzio gonfio di disperazione. Rotto solo dal pianto di qualche parente e dal rumore dei caterpillar che affondano le pale tra le rovine tirando su enormi cucchiaiate di quotidianità annientata. Frigoriferi sepolti sotto tonnellate di pietra con una confezione di uova rimaste miracolosamente intatte che si rompono rotolando via nella polvere. Stufe a gas. Credenze dai vetri scoppiati coi bicchierini del vermouth della domenica rovesciati tutti da una parte. Spalliere di ottone che emergono tra i travi e i mattoni luccicando gialle sotto il sole. Silvio Berlusconi, che si è precipitato nel cuore di questo Abruzzo ferito annullando il viaggio in Russia dove era in programma una missione a fianco degli imprenditori, ha un maglioncino nero, la faccia nera e assicura che «nessuno verrà lasciato solo» ma la situazione è davvero pesantissima: «Per quanto riguarda il centro storico di L'Aquila c'è inagibilità assoluta: tutti gli edifici pubblici sono inagibili». Invita «gli abitanti a non restare nelle case lesionate: se si ha la possibilità di portare famiglia e bambini da amici e parenti, è meglio dislocarsi altrove». Ammette che no, «non c'è nessuna possibilità di effettuare previsioni: non c'è nessuno che può dire che non ci saranno scosse nelle prossime ore o nei prossimi giorni». Gli aquilani del centro storico e delle frazioni vicine si accoccolano spossati sui sedili delle auto parcheggiate il più lontano possibile dalle case e sospirano come don Mauro, il parroco della contrada di Sant’Elia dove il campanile si è piegato tutto da una parte e minaccia di cadere sulla canonica e la chiesa dedicata a San Lorenzo pare colpita da una granata che abbia buttato giù l’intera facciata a destra del portone e sventrato l’interno risparmiando solo la statua del santo, bianca come un fornaio. «Si dovrà capire, poi, questa storia dell’esperto. Si dovrà capire perché non gli hanno dato retta». Ecco il dubbio che ronza nella testa di tutti: perché non è stato ascoltato Giampaolo Giuliani, il ricercatore che nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme avvertendo che sarebbe arrivato uno scossone devastante? «L’avevano perfino denunciato», borbotta don Mauro, sistemandosi il colletto bianco rigido slacciato, «Perfino denunciato. E invece aveva ragione lui». Un vigile del fuoco sfatto di fatica tiene al guinzaglio un cane che tira di qua e di là annusando la morte. L’uomo si toglie la mascherina, risponde al cellulare, cerca di mettere insieme l’ennesimo bilancio. Cento morti, forse. Forse di più. Forse centocinquanta. Più di centocinquanta. A L’Aquila, dove si è accasciata la Prefettura e si è piegata tutta da una parte la Casa dello studente e si è schiantato su se stesso un condominio che svettava su un sereno giardino di pini il cui profumo si fa largo con un soffio, appena c’è un refolo di vento, tra la polvere sollevata dalle ruspe. A Paganica, la patria di Sallustio ai piedi del massiccio del Gran Sasso dove passava la via romana Claudia e dove è crollato il monastero di San Chiara ed è stata devastata la Chiesa grande. A San Pio delle Camere, che sta adagiato ai piedi del monte Gentile e prima di finire sui giornali il giorno in cui il suo paesano Franco Marini diventò presidente del Senato, era famoso per lo zafferano, che è così delicato ed esposto ai capricci del tempo che «un anno t’arricca e uno ti spianta». La vecchia signora Rita viveva in via Massale, ai bordi di Onna. Una casetta come tante, a due piani. Prima di andare a letto, aveva accomodato ordinatamente la camicetta e la gonna su una sedia posata contro il muro della camera. La casa è venuta giù ma la sedia è rimasta lì. Al suo posto. Salda su un orlo del pavimento rimasto miracolosamente aggrappato alla parete azzurra. Dove spiccano un crocefisso e il quadretto di una madonnina. La ruspa scava sotto gli occhi dei figli, che assistono inebetiti. A un certo punto un pompiere fa un gesto. La ruspa si ferma. Un vigile si china e tira su una coperta. Poi una trapuntina. Poi un lenzuolo. Ci siamo, forse. «Indietro! Per favore, indietro », chiede un poliziotto. «È lei?» «È lei». Il parco giochi della scuola materna, coi suoi castelletti e gli scivoli e i tavolini e i recinti gialli e rossi e verdi e blu è rimasta l’unica cosa colorata della contrada. Tutto il resto, nella devastazione che ha annientato in pochi istanti due terzi del paese sfregiando l’ultimo terzo con crepe e finestre accecate e cornicioni precipitati al suolo, ha assunto un uniforme colore grigiastro. Il vecchio Giuseppe, il viso segnato dal sangue di una ferita alla fronte che non è ancora riuscito a lavare via, mostra la distruzione della cascina e del cortile e delle tettoie dove teneva le macchine agricole: «Io e mia moglie ci siamo salvati per un pelo. Fortuna. Vuol sapere la cosa più assurda? Si è sentito uno schianto e ci tremava la terra sotto i piedi e venivano giù le pareti e io mi sono trovato a imprecare: “Le scarpe! Dove ho messo le scarpe?”». Suor Lucia, che con le consorelle si è sistemata su alcune seggiole davanti a ciò che resta del «Pontificio Istituto Maestre Pie Filippini», si lagna per la gamba. Si è buttata sulle ginocchia una coperta ma dice che non è servita a molto. Dolori. Dolori forti. «Siamo qui da stanotte. Ormai sta scendendo la sera e non abbiamo idea di cosa fare». Dalla vicina Casa dello studente, quando già comincia a calare la luce, salgono urla di gioia. Hanno trovato i ragazzi che erano sotto. Vivi. Si rivelerà un’illusione, ma per un po’ sembra un miracolo. Suor Lucia pensa che è merito anche delle preghiere di santa Lucia Filippini, che è riuscita a rimanere dritta sulla sua colonnina mentre tutto intorno crollava e si è guadagnata un posto accanto al buon Dio grazie al fatto che, come dicevano i santini di un tempo, «scansava le amicizie delle compagne cattive che avvelenano coi loro vizi le anime innocenti e si guardava dalla vanità ». Quel che è sicuro, a girare per le strade del capoluogo e dei borghi dei dintorni e a vedere come sono andati giù anche certi edifici costruiti dieci o venti anni fa, è che un Paese come il nostro non può affidarsi a santa Lucia o a sant’Emidio, protettore dai terremoti. Sull’elenco telefonico di Los Angeles appena aperto, come ricordò un giorno Giorgio Dell’Arti, c’è una frase: «Ci saranno sempre terremoti in California». A seguire, tutte le istruzioni su come comportarsi: tenere a portata di mano torce e radio con batterie, una valigetta con il materiale minimo di pronto soccorso, dieci litri d’acqua… Certo, tutto ciò non basta quando la terra, per usare la frase sentita ieri ad Onna in bocca a una ragazzina che trema come una foglia al ricordo, «comincia a sbattere come la coda di un drago impazzito». Ma i morti sì, possono essere limitati. I danni sì, possono essere contenuti, quando le case sono costruite con i progetti giusti e gli accorgimenti giusti e i materiali giusti. E nessuno dovrebbe saperlo meglio di noi italiani. Che viviamo in una terra tra le più inquiete di un mondo in cui avvengono ogni anno un milione di terremoti piccolissimi e tra questi almeno un centinaio del quinto grado della scala Richter, cioè uno ogni tre-quattro giorni e ogni tanto ne arriva uno che sconquassa tutto. E per giorni giurano tutti che basta, occorre cambiare le regole e bisogna adottare una volta per tutte i sistemi che aiutano a limitare i danni perché è stupido spendere i soldi come per decenni ha fatto lo Stato che secondo i dati del Servizio geologico nazionale è riuscito a spendere solo dal 1945 al 1990 per tamponare i danni di catastrofi naturali varie oltre 75 miliardi di euro e cioè quasi 140 milioni di euro al mese. Più quelli spesi dal 1990 in qua per il sisma nella Sicilia Orientale nel dicembre 1990 e per quello nell’Umbria e nelle Marche del settembre 1997 e per quello a San Giuliano di Puglia dell’ottobre 2002… Tutti lutti seguiti da una promessa solenne: mai più. E presto dimenticata sotto la spinta di nuovi condoni, nuove elasticità urbanistiche, nuove regole più generose… Mentre cala la notte, nei paesi sotto il Gran Sasso la terra, ogni tanto, dà un nuovo scossone. Piccolo. Leggero. Sinistro. Così, tanto per ricordare chi comanda. Gian Antonio Stella 07 aprile 2009 a SophieIl tuo viso levato al sole cerca un ideale che pare incenso. Fumo dissolto nell'omertà pagana! Respiri foglie, vento, aria e mare. Respiri una lotta senza sangue dove l'umanità non è opinione e le parole sono libere d'incendiare. Tu, tu mi incendi. Incendi la mia decenza (almeno un pò tutti l'abbiamo) incendi la mia libertà, il mio libero orgoglio incendi il mio futuro e tutto questo con un pugno di parole. Non desti fuoco invano al tuo gelso rigoglioso. Tuo figlio fu salvato. Marghy Dedicata a Sophie Scholl, noto membro della Rosa Bianca, condannata a morte dal nazismo il 22 febbraio 1943 per aver diffuso volantini a favore della pace e della libertà di espressione. ![]() Turismo Sessuale FOCUS LO SFRUTTAMENTO DEI MINORI Turismo sessuale in crescita Nuova meta: Europa dell’Est Dieci milioni di bambini sfruttati, un giro d'affari di 250 miliardi. Dall'Italia 80 mila «turisti» all'anno Campagna contro il turismo sessualeNove milioni di bambine, un milione di ragazzini. Un giro d’affari da 250 miliardi. Ottantamila viaggiatori — giovani, colti, reddito medio — che ogni anno lasciano l’Italia (salda in testa alle classifiche dei predatori) a caccia di sesso proibito. Cifre così enormi da sembrare inventate. Invece sono i dati del nuovo rapporto che oggi Ecpat Italia presenterà alla Bit, la Borsa internazionale del turismo di Milano. L’occasione: lanciare una campagna e dare il via, con Astoi (Associazione tour operator italiani), al progetto internazionale Offenders Beware!. «Perché a un anno di distanza, qualcosa è cambiato: i cacciatori si sono fatti furbi. E colpiscono sempre più vicino, anche in Europa». Marco Scarpati, avvocato e docente universitario, si dedica da anni alla difesa dei diritti dei bambini. È il presidente di Ecpat Italia (www. ecpat.it), sezione nazionale di una rete diffusa in 70 Paesi. Scarpati era a Rio, in novembre, per il III Congresso mondiale sullo sfruttamento sessuale dei minori. «E lì si è visto come da parte di alcuni Stati ci sia più attenzione al fenomeno». Il trend globale, però, sembra ancora in crescita. Scarpati precisa: «Bisogna valutare il rapporto tra numeri "oscuri" e casi venuti allo scoperto. Questi ultimi sì, sono aumentati; portiamo avanti da anni indagini e attività di formazione...». È anche vero, però, che se la rete della giustizia stringe le maglie, i predatori sanno trovare mille scappatoie per scivolare, liberi, in mare aperto. Perché le strategie si affinano, anche nella scelta dei luoghi. Via dalle rotte tradizionali, verso mete in cui ci siano forze dell’ordine pronte a chiudere un occhio, genitori ignari, albergatori compiacenti. Soprattutto, povertà diffusa. E l’Europa, da area di provenienza, è diventata terreno di caccia. La Repubblica Ceca, per esempio, «è ormai nota per il numero spaventoso di materiale pedopornografico che arriva in Rete». Qui la mappa della vergogna segue una linea quasi retta, dal confine tedesco fino a Jachymov, passando per Cheb e Karlovy-Vary. Lungo le autostrade E48 ed E49, nelle stazioni di servizio e alle fermate dei bus, le donne esibiscono i propri figli, i protettori gettano sulla strada i ragazzini; «Ce lo segnalano perfino i camionisti...». I clienti: tedeschi e austriaci, italiani, qualche americano. Il prezzo: dai 5 ai 25 euro. «In Russia settentrionale, la situazione è la stessa». San Pietroburgo, Vyborg. Qui la prassi, con i bimbi di strada che vivono stordendosi di droghe, è sesso in cambio di dosi. «E poi, dietro l’angolo, c’è il Marocco: una meta storica, dove i problemi economici si sommano all’intolleranza verso l’omosessualità. Perfino su Facebook ci sono adolescenti marocchini con foto ammiccanti». E gli orchi ne approfittano. «Il turista sessuale ormai sa in quali Paesi la polizia fa più accertamenti, e applica un approccio ragionato. Evita gli hotel, magari prende casa; si ferma per mesi, "coltiva" le vittime e le famiglie, rientra in patria solo per il visto. Non più turista, ma "turnista" del sesso. In Thailandia ce ne sono tantissimi ». E chi si è stancato di Pattaya e dintorni, può sempre fare un salto a Bali o in Cambogia, in Vietnam o in Laos (dove Ecpat, a dicembre, ha creato il primo centro per vittime di sfruttamento sessuale); ma anche in Africa, o in America Latina. «Grazie ai sistemi di polizia europea, ora è possibile lavorare sui frequent flyers, cercando di capire perché all’improvviso alcune città diventino "popolari". E si scopre che hanno aperto un hotel condiscendente, un bordello...». Scarpati non fa nomi, «non vogliamo aiutare i sex tourists, che già sanno passarsi informazioni su canali difficili da intercettare. In alcuni casi, i poliziotti stessi si sono dovuti fingere pedofili». Ci sono altri numeri, nel rapporto Ecpat, che fanno orrore solo a pensarli. Sono le conseguenze più visibili e strazianti degli abusi commessi da adulti che sfogano sul corpo di chi non sa difendersi il loro desiderio di proibito. Trecentomila nuovi casi di Hiv all’anno. Quattro milioni e mezzo di bambini infettati da Papilloma virus, 500.000 da epatite C, in Paesi dove un attacco di diarrea è spesso fatale. Oltre 2 milioni di aborti. Un milione 640 mila tentativi di suicidio. Due milioni e mezzo di stupri (come se, in questa fiaba nera, ogni rapporto sessuale non fosse di per sé una violenza). Bisognerebbe saper moltiplicare per mille, centomila, un milione il viso dei propri figli, nipoti, fratelli, per comprendere la portata di queste cifre. In Italia, però, qualcosa si muove. «Molto, per la verità. Il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sta dedicando parecchia attenzione al tema; è stata a Rio con una task force di funzionari e poliziotti. E sta realizzando il piano d’azione su cui ci eravamo impegnati a Stoccolma, nel ’96…». C’è, però, un problema. Che va sotto il nome di disegno di legge sulle intercettazioni. Scarpati, avvocato, conosce a memoria gli atti dei processi ai sex tourists. «E non ricordo un’indagine dove il telefono non sia stato fondamentale. È impossibile aspettare di avere altri elementi per agire. Non stiamo parlando di un furto di mele, ma di bambini: ogni giorno in più è un giorno di morte». Per questo, le associazioni del settore hanno lanciato «un appello, che consegneremo all’inizio della prossima settimana. Chiunque voglia unirsi, contatti Ecpat. Non è un problema politico; vogliamo solo che sia concesso alla magistratura di mandare in galera i pedofili». Per non far crescere, ancora, le statistiche dell’orrore. Ga. Ja. ![]() TagoreMi fermerò, senza dubbio stupito, se mai ci ritroveremo in una vita futura, nel cammino e alla luce d’un altro mondo lontano. Capirò che i tuoi occhi, simili alle stelle dell’alba, sono appartenuti a questo cielo notturno e dimenticato d’una vita passata. Si, comprenderò che la magia del tuo viso, è pronta ancora al balenare appassionato del mio sguardo, in un incontro immemorabile e che al mio amore tu devi un mistero di cui non conosci più l’origine. Da "Petali sulle Ceneri" Rabindranath Tagore Mistero?Il bruciore del cielo chiama onde provenienti da altri mondi che s'allargano e si dipanano liete sbattendo con forza contro un gong silenzioso. Mistero. Perchè è dalla terra che scintilla lieve dai mari, dai monti che respirano lenti è dai figli di Adamo ed Eva che è stato partorito un sogno. Mistero? Le campane non fermano i loro battacchi e voci silenziose s'allargano ad eco all'infinito. Molti credono sia nato un Dio. Io, m'inginocchio e contemplo un bambino. Fermando la mia mente. Marghy ![]() La musica dell'animaGrazie stellina mia!! Ti voglio un bene dell'anima!! Un abraço imenso irmanzita!!!!! La mia anima è il piano, le sue parole i miei tasti che si abbassano insieme componiamo la migliore delle sinfonie. La mia anima risponde alle sue parole come un compositore che scrive una rapsodia. Io ascolto la musica, mentre lei trasforma un tasto in un'orchestra, ed è ciò che io ammiro di più di noi. Due anime che condividono uno stesso piano, un'amicizia che hanno trovato e curato dolcemente. Cos'è un piano senza il suo pianista?? E' come un'anima senza il suo sogno! Siede da sola nel buio, aspettando che qualcuno la illumini. Un sogno, un desiderio, aspettando qualcosa che la ispiri. La ispiri a suonare una canzone dall'anima, una musica di due cuori che non se ne andrà mai... ![]() Sbattuta al ventoScatenando acque dai cieli infossati la potenza delle gocce - angeli di vetro - tinge di cristallo brunito l'aria. Le dita degli alberi nere d'inverno covano il fuoco che brucia all'interno come stanche e fioche braci. E trema, sbattuta l'anima appesa al vento. Marghy ![]() UmanitàSpruzzi d’inquetudini sotterrate Ed io Marghy
Waw....Mi è stato donato da: Vinder&Deloi http://cid-b466441bfc18f33d.spaces.live.com/
Quasi invernoDisegno di archi docili al vento piegati con grazia e maestria d'intenti la parola che più proteggono è memento E' questo il tempio di umani sentimenti Le colonne portanti vivono in modo lento Del loro respiro non hai presentimenti Il loro sussurro a malapena sento, E' lieve musica, voci, incantamenti. I rosoni trapassati da una forte luce arborei, colorati, brillanti e vivi sanno che l'inverno è già domani. Come antichi giorni non più lontani ove persino tu, tempo, posavi e dormivi sonno che agl'albori del mondo conduce. Marghy ![]() Autunno?Rumori di piovosità sfiorano il limite scavandosi spazio nell'aria. Che segreto, autunno? Solo una foglia nel brillare del rivo. Marghy ![]() Notre dame de ParisBalla mia Esmeralda Quando il tempo sarà passato La terra scoprirà I nostri due scheletri abbracciati E il mondo lo saprà Che Quasimodo amò Esmeralda La raggiunse e la strinse a sé Oltre i baci da respirare Nella morte che dà la vita All'amore che mai non muore Il mio corpo l'ho abbandonato Mangiatelo, avvoltoi Che la morte ha già incatenato I nostri nomi e noi Così l'anima vola via Via da un misero mondo perso Questo amore sarà una scia Tra le luci dell'universo Tra le luci dell'universo Balla, mia Esmeralda Canta, mia Esmeralda Balla ancora, amore mio Mi sento solo da morire Balla, mia Esmeralda Canta, mia Esmeralda Con te sto morendo anch'io Perché ti voglio da morire Balla, mia Esmeralda Canta, mia Esmeralda Questa vita se ne va L'amore vive e fa morire Balla, mia Esmeralda Canta, mia Esmeralda Al di là dell'al di là L'amore non saprà Morire Balla, mia Esmeralda Canta, mia Esmeralda Con te io vivrò, con te Perché con te non è Morire ![]() Sangue
Ricordi abbacinanti che sanno di chiaroveggenza Respiri fragili e fecondi di consapevolezza Vene calde, tra il sangue che sbatte con violenza contro gli argini di un anfratto che vive vive e respira godendo della propria potenza ![]() La porta è socchiusaLa porta è socchiusa (Da Sera) La porta è socchiusa, Giallo cerchio del lume... Luminoso e lieto Tu sei prostrato, batti AriaRespiro anima che non è certezza respiro il chiarore del tramonto il suo disintegrarsi piano, più piano ancora tra le dita del buio respiro il condensarsi di un pensiero che vaga respiro le foglie, che a cascate abbandonano gli alberi affacciandosi al di là del mondo presente respiro il mutare della marea nella tua mente come respiro il vento freddo s'infila sotto la pelle, si nasconde tra gli anfratti del mio corpo e cambia, cambia qualcosa respiro e respiro in attesa del mio mattino. Marghy ![]() Sonnet 116Sonnet 116 Let me not to the marriage of true minds Admit impediments, love is not love Which alters when it alteration finds, Or bends with the remover to remove. O no, it is an ever-fixed mark That looks on tempests and is never shaken; It is the star to every wand'ring bark, Whose worth's unknown, although his height be taken. Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks Within his bending sickle's compass come, Love alters not with his brief hours and weeks, But bears it out even to the edge of doom: If this be error and upon me proved, I never writ, nor no man ever loved.
Ch’io non ponga impedimento alcuno
AlbatrosQualcosa nell'aria nell'infrangersi di presentimenti un scintillare quieto cattura tra le mani un sussurro di bisbigliare un respiro concreto Senti, lo senti qualcosa nell'aria? Cauto potente ancorandomi alla stella del mattino mi lancio nel vuoto. Albatros Marghy InfineAffascinanti spazi piani travalicano memoria e presente proiettando la vista all'orizzonte. Mi alzo in punta di piedi per affogare il mio sguardo oltre e lì nel ventre dell'indecifrabile, mi abbandono infine. Marghy ![]() IspirazioneAl di là di qualsiasi aspettativa Al di là dei sogni Al di là di mani immerse in un mondo incarnante eternità umana Al di là dei respiri che dettano il tempo interiore Oltre, al di là di pagine vuote Nell'oltre in silenzio vigila un suono. E attende. ForseA fatica trascinandosi per la rupe in cerca del tramonto più bello mai visto in cerca dell'illusione di una risposta controindicazioni all'umanità in una notte pallida color oro smuovo le mani tra le stelle disegnando la mia sinfonia preferita è vortici ed esplosioni è luce, e tenebra ed altitudini è silenzio d'attesa impaziente è brivido di spazi immensi forse in fondo vivere non è poi così male Marghy ![]() |
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