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    Nameless

    La luna si rifletteva come una lacrima d'argento sfuggente e tremante nel grande fiume lento e sinuoso che carezzava la sponda. Cantava alla notte, la lingua profonda d'acqua, mentre guardava passando le scure immagini dei grandi alberi, delle fronde stanche inchinate a lui, dei cespugli semisommersi dalla sua piena autunnale. Pensava alla lentezza del tempo e all'eternità di ogni istante.
    Il trillare delle cicale limpido e invisibile faceva compagnia alla nera figura china e ricurva verso il placido corso d'acqua, una statua immobile e triste e umida di rugiada che danzava nel riflesso del fiume. Nessun movimento, nessun brivido di freddo e di gelo, nessuna falena che dolcemente gli si posasse sul perlaceo viso dagli occhi chiusi e dalle labbra rilassate gli faceva muovere un lineamento del corpo. Era dolce, quel viso umano silenzioso e immobile, dolce e saggio come un essere antico che ha visto e attraversato mille fiumi e mille mari prima di arrivare lì, in quel luogo e in quell'istante. Un essere che sa, ma che è ancora in cerca. Un' anima inquieta.
    Senza nessun preavviso gli occhi si aprirono. Ma non vedettero il lento e placido procedere dell'acqua, o il riflesso della luna piena argentea e silenziosa, o le fronde tese ad arco sul fiume. Non vide nulla di questo, ma qualcosa in più. Perchè non era diventato cieco per non poter più vedere. Aveva perso la vista per poter ottenere il senso della percezione. Aveva dovuto lasciare tante cose, in effetti, per divenire quel che era. Ma il rimpianto non lo sfiorava più.
    Quel che vide e che attirò l'attenzione fu il volo di un falco pellegrino, che si avvicinava al fiume con un lento e ampio sbatter d'ali e una stella bianca sul petto. L'uomo sorrise increspando leggermente il viso, e dando la certezza che non fosse solo umano. Perchè l'aura che lo circondava era palpabile.
    Il falco fece ampi cerchi, uno all'interno dell'altro, e planò con grazia verso il fiume, fino a sfiorare l'acqua con gli artigli taglienti e posarsi con leggerezza sulla riva. L'uomo e il falco rimasero qualche istante a guardarsi, immobili e al pari l'uno dell'altro, dando l'impressione di conunicarsi qualcosa. Poi l'uomo si alzò e disse: "Guidami."

    Marghy

    Sospesa

    In un incanto sospesa tra vuoto
     
    cielo mare terra in infinita grazia
    si sfiorano, danzano e volano
    si rovesciano s'azzuffano si spezzano
    cantando al cuore che sente
    cantando alla vita che torna
    cantando al sospiro che li trattiene
    dal precipitare l'uno contro all'altro.
     
    cielo mare terra vi abbracciate
    vi sfiorate e schiaffeggiate
    eternamente voi stessi e null'altro
    null'altro che voi stessi e qualcosa in più
    un ricciolo di vitalità che s'agita
    un placido sogno che s'allarga
    carezza
     
    cielo mare terra
    vi sorrido e vi ringrazio
    perchè il vostro vivere e gioire
    si riversa in me come fiume in piena

    è il mio sopravvivere e brillare.

    Marghy

    Notte

    Scusate l'assenza, e grazie mille per i vostri commenti che mi lasciate! Ciascuna delle vostre parole mi colma, un pezzetto alla volta, come un ricamo...
     
     
     
     
     
     
    Il vento fila le stelle
    profuma di attesa e di sogno
    di dolore che nell'aria ristagna
    di vita che di silenzio s'incanta
    vita, che t'attacchi forte alla sera cercando pace...
    ... come un bimbo bramoso di sogni
    che s'agita e scalpita nella sua vita piccina
    catturato e imprigionato dalla cupidigia vita
    implorante gl'occhi aggrappati alle stelle

    Scivola via, tristezza
    sfarfalla e riposati su un tappeto di polvere
    la pace della sera sia benvenuta e desiata
    tra un'esploder di sospiri, speranza e sorriso
    perchè il sonno sia in fiore, e il sogno un niveo cigno
    che levandosi al cielo alza l'acqua in scintille.

    Marghy