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La morte non è niente.
Sono soltanto nascosto nella stanza accanto
Io sono sempre io, e tu sei sempre tu
Ciò che eravamo prima uno per l’altro, lo siamo ancora
Chiamami col mio vecchio nome, che ti è familiare
Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato
Non cambiare il tono di voce,
Non assumere un’aria forzata di solennità o di tristezza
Ridi come facevi sempre
Ai piccoli scherzi che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Gioca, ridi, pensami e prega per me
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima
pronunciato senza enfasi, senza traccia di tristezza.
La mia vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
È la stessa di prima
C’è una continuità che non si spezza.
Perchè dovrei essere fuori dalla tua mente?
solo perchè sono fuori dalla tua vista?
Ti sto aspettando, solo per un attimo,
in un posto qui vicino,
proprio dietro l’angolo.
Va tutto bene.
Henry Scott Holland
Più dei tramonti, più del volo di un
uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando
si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è
finita. No, finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche
quando non ci crede,anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi,
di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo
di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in
un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà
deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno,
e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare. Oppure
parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei
terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché
hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita. Peggio: se ci rimani
presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c'è sempre
qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi
cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine
dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le
altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così". E il cielo si
abbassa di un altro palmo. Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere,
ci hai abitato Natali e Pasqua. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima;
ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un
giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei
diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un
momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci
stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è
stata crisi. E hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente
d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata,
alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi
trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore,
perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato.
Quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare
fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché
faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se
lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia,
a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzle
inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E' da quel
grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli,
che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto
che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti
una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di
nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un
diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da
dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di
gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo
biondo. Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto.
Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse". Più
delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa. È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...
Jack Folla
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